Caratteristiche soggettive del sonno
Le ore di riposo, la qualità del sonno e il passaggio dall’una all’altra fase del sonno sono caratteristiche molto soggettive, che cambiano da persona a persona.
Queste stesse caratteristiche possono subire una evoluzione o un cambiamento anche per quanto riguarda lo stesso individuo, in funzione dell’età o per l’influenza di fattori ambientali e sociali.
Gli studi scientifici, infatti, hanno dimostrato che il ritmo sonno-veglia varia notevolmente con l’età: il neonato dorme anche venti ore al giorno, l’adulto circa otto, l’anziano non più di sei.
Bambini ed adolescenti dormono di più perché durante il riposo il loro organismo produce l’ormone necessario alla crescita (la somatotropina).
In genere, poi, le donne adulte dormono meno degli uomini loro coetanei. Persino i cambiamenti ormonali che avvengono nel corpo femminile durante il periodo della gravidanza possono indurre un cambiamento del ritmo sonno-veglia.
La qualità del sonno dipende dall’età: i bambini, ad esempio, dormono spesso di un sonno profondo (chiamato di fase 4) che nell’anziano è limitato, o addirittura assente; nell’anziano, quindi, il sonno è meno ristoratore.
Sul sonno influiscono anche fattori ambientali e sociali: vivere e dormire in un posto inospitale o sgradito diminuisce la quantità e la qualità del sonno. Chi svolge lavori stressanti o di grande responsabilità, poi, dorme generalmente di meno, anche a causa delle maggiori preoccupazioni.
Ma come si fa a misurare il fabbisogno fisiologico di sonno del nostro organismo?
Basta fare una semplice prova: contare le ore di sonno fatte “lasciandosi dormire” (quindi senza puntare la sveglia) nel consueto orario notturno, aspettando il risveglio spontaneo.